La “M’Bracciata” e il reato di “lesa identità”

Mi piace la mia città d’origine, le sue tradizioni, la sua storia tormentata, con cadute e rinascite. Mi piace Messina, che si affaccia su quel mare che ne condiziona l’essenza. Mi piace quell’aria un po’ “messicana” dei suoi abitanti: un’inerzia apparente che nasconde un’energia pronta a esplodere con una scintilla.

In questo momento, però, la mia placida cittadina ha fin troppa energia. Somiglia a una polveriera, dove basta poco per accendere la miccia. Perfino l’entusiasmo di una pasticcera che rende omaggio alla città.

Giovedì scorso, nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, alla presenza del Sindaco della Città Metropolitana Federico Basile, è stata presentata alla stampa la Mbracciata, il dolce identitario ideato dalla maestra pasticcera Loredana Ermini. Titolare della storica Pasticceria Di Pietro, Ermini ha spiegato di voler creare un prodotto legato alla Messina post-terremoto del 1908. Quella catastrofe segnò la caduta della città, ma accese i riflettori sulla generosità tutta italiana con aiuti che arrivarono da tutta la Penisola per ricostruirla.

Fu proprio nella ricostruzione che a Messina si diffusero i grandi lievitati: panettoni, colombe e simili che divennero dolci comuni in pasticceria. Da questo scambio di culture, la Ermini ha creato la Mbracciata. «È simbolo di una città che ha trasformato l’incontro in forza – ha detto –. La lievitazione è metafora di crescita condivisa, un abbraccio che racconta unione».

Fin qui, nulla di strano, se non fosse che ad un certo punto con apparente candore, il sindaco Basile ha aggiunto: «Abbiamo tanti elementi identitari. Questo dolce rappresenta una sintesi della storia della città e si inserisce nel percorso della DE.CO. (Denominazione Comunale dei prodotti tipici del territorio messinese). Dobbiamo lavorarci tutti insieme».

Poche parole, ma sufficienti a far scoppiare l’apocalisse! In un momento di massima fragilità politica a Messina, quelle frasi non hanno fatto altro se non alimentare ulteriori polemiche.

A questo punto mi sembra doveroso chiarire che la mia non vuole essere una presa di posizione – ho vissuto i fatti di persona – ma una legittima considerazione: cos’ha di scandaloso l’incoraggiamento di un sindaco a un progetto che valorizza la cultura gastronomica locale? Soprattutto, considerando l’attenzione alla territorialità e alla promozione di una città che per anni si era dimostrata sonnacchiosa e inerte. 

Certo, modi e tempi risultano quantomeno azzardati, ma piuttosto che perdermi in elucubrazioni mentali, preferisco concentrarmi sull’opportunità di voler fare della M’Bracciata il dolce “identitario” di Messina. La cassata non lo è, né i grandi lievitati. La pasticceria messinese ha, infatti, innumerevoli tesori da esportare: lulù, bianco e nero, pignolata, “suspiri ‘i monaca” sono solo una piccola parte del nostro patrimonio dolciario.

La miccia è accesa, la bomba è esplosa, si è palesato il reato di “lesa identità”…  Nessun ferito, solo un velo di ipocrita condiscendenza e tante parole. Del resto, va tutto bene purché se ne parli.

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