
Nasce la Confraternita dell’Arancinu, un’idea dello chef catanese Domenico Privitera, che riunisce una ventina di cuochi “confrati” sotto il simbolo di un arancino a punta (orientale) e un’arancina tonda (occidentale), uniti su sfondo rosso. «”Confraternita” deriva da “frater”, fratello, con “con” che significa insieme», spiega Calogero Matina, presidente della Confraternita e docente di enogastronomia all’Istituto alberghiero Ipssat Rocco Chinnici di Nicolosi. L’obiettivo è creare ponti gastronomici tra Sicilia orientale e occidentale, promuovendo una “pace possibile” tra le due varianti e valorizzando l’arancino come atto culturale, identitario e sociale.
L’idea si accende durante l’Arancino Solidale, iniziativa di Privitera (vicepresidente dell’Associazione provinciale Cuochi e Pasticceri Etnei), realizzata con il Comune di Pedara e l’Istituto Alberghiero “Casella”. I proventi finanziano un ospedale in Sudafrica, trasformando il cibo in bene comune. I fondatori, tutti cuochi siciliani, hanno elaborato uno statuto per un arancinu “doc al 100%” con prodotti locali, incluso riso italiano. Non impongono ricette, ma puntano su qualità delle materie prime, tecniche corrette e etica: brodi vegetali autentici, no a dadi industriali. Un arancino d’eccellenza può valere 6 euro, se racconta una storia vera.
La Confraternita entra nella rete italiana delle confraternite gastronomiche (circa 150 realtà, come quelle del Bacalà alla Vicentina o del Prosecco), senza divise o rituali, solo con lo stemma unificante. Matina, studioso delle produzioni tipiche, approfondisce la storia nel suo libro in uscita “Il sole che si mangia – Storia, lingua e identità dell’arancinu sicilianu”: il riso arriva in Sicilia con gli Arabi, coltivato nella piana di Catania fino all’Ottocento, ostacolato dalla malaria; persiste a Lentini. L’arancino, maschile con “u” nel dizionario siciliano di Giuseppe Biundi (1857), è descritto rotondo, ripieno di “crema di latte” (ricotta); il femminile emerge solo post-seconda guerra mondiale.
Il Riso Italiano Protagonista all’Istituto Antonello di Messina
Il riso italiano sale in cattedra all’Istituto Superiore Antonello, polo enogastronomico di riferimento a Messina. L’evento, nell’aula magna diretta da Daniela Pistorino, è curato dall’Ente Nazionale Risi con patrocinio della Confederazione Italiana Cuochi e Artigiani per l’Enogastronomia, in collaborazione con ITS Albatros e la Confraternita dell’Arancinu. Relatori hanno esplorato botanica, produzione, filiera, rese delle risaie e lavorazioni, con aneddoti sul riso siciliano e sull’arancino, amatissimo in città.
La Confraternita accoglie ristoratori e appassionati che condividono la filosofia: custodire un simbolo siciliano oltre la querelle linguistica, valorizzandolo come memoria collettiva.
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