Cibo, Anima e Imperfezione: L’Incontro Tra la Scrittura Introspectiva di Roberta Schira e la Maturità Culinaria della Chef Carlotta Andreacchio

Un connubio raro di parole e sapori, un viaggio profondo nel valore dell’attesa, della cura e dell’accettazione di sé. L’incontro culturale e gastronomico nato attorno all’ultimo romanzo di Roberta Schira, Dove tornano le api(Garzanti), si è trasformato in un’esperienza sensoriale ed emotiva capace di toccare le corde più intime del pubblico presente.  

La sensibilità di Roberta Schira: un’indagine raffinata dell’animo umano

Con il suo stile unico e avvolgente, Roberta Schira ha confermato ancora una volta una sensibilità straordinaria e una capacità non comune di interpretare e decodificare le pieghe dell’animo umano. Nel raccontare il filo rosso che unisce le sue opere – dalla ricerca della “rinascita” al superamento del mito della perfezione –, la scrittrice e critica gastronomica ha guidato i presenti in una riflessione profonda: si può trovare la propria pienezza ed equilibrio anche nell’imperfezione e nell’incompiutezza.  

Facendo risuonare la complessa architettura sociale dell’alveare, il libro diventa una grande allegoria del corpo e del potere condiviso: un invito ad abbandonare la rigidità, ad accogliere i propri nodi irrisolti e a riscoprire la forza della delega, della comunità e della responsabilità verso le generazioni future.  

L’evoluzione di Carlotta Andreacchio: una maturità che coinvolge senza stravolgere

A dare corpo e sostanza a questo dialogo è stata la cucina della Chef Carlotta Andreacchio. A soli quattro mesi dall’apertura del suo locale, i progressi compiuti dalla chef sono semplicemente stupefacenti. La Andreacchio ha dimostrato una maturità espressiva rinnovata, dove la naturale inclinazione all’evoluzione si mescola armoniosamente con il desiderio di sviluppare idee capaci non di sconvolgere, ma di coinvolgere ed emozionare gli ospiti.  

Invece di limitarsi ad adoperare il miele come mero ingrediente, la chef ha tradotto i concetti chiave del testo di Schira – l’origine, la trasformazione, l’equilibrio e l’accettazione – in un percorso di piatti intrisi di significato.  

“Le Origini”: un tuffo nell’abbraccio della memoria

Punta di diamante del menu e vertice emozionale della serata è stato il piatto d’apertura, “Le Origini” (un crostino di grani antichi con pane, burro e marmellata al pomodoro). Centrando appieno le intenzioni della chef, la portata ha trasportato gli ospiti indietro nel tempo, rievocando cucine dell’infanzia intrise di dolcezza, amore e presenza. Un vero e proprio abbraccio tra nonne e nipoti, tra madri e figli d’altri tempi, fondato sul gesto atavico dell’accudire e del nutrire.  

Con basi così solide e un’identità culinaria in continua e lucida definizione, ci sono tutti i presupposti per un grande viaggio in avanti nelle future opportunità della Chef Carlotta Andreacchio.

Un viaggio tra letteratura, gastronomia e consapevolezza: la presentazione di Roberta Schira

La serata si apre con l’accoglienza di Roberta Schira, scrittrice, giornalista e critica gastronomica che ha iniziato a occuparsi di cibo ben prima che diventasse una moda e una tendenza. Nel ringraziare per l’invito e per la bella iniziativa, la scrittrice confessa il suo legame speciale con la Sicilia: un legame quasi viscerale, tanto che un’amica un po’ “sensitiva” le disse un tempo che, in un’altra vita, era sicuramente stata una donna siciliana.  

A farle da padrona di casa è la chef Carlotta, entusiasta di ospitare questo tipo di incontri culturali nel suo locale. La chef sottolinea l’importanza di creare eventi capaci di fondere la cultura con la cucina, mantenendo un preciso filo logico legato alle tematiche dei romanzi di Roberta.  

L’evoluzione narrativa: dalla rinascita all’accettazione dell’imperfezione

Entrando nel vivo della presentazione, si parla dell’ultimo romanzo di Roberta Schira, Dove tornano le api, pubblicato da Garzanti. La moderatrice evidenzia come il libro si divori esattamente come un buon vino o un piatto invitante, grazie a un ritmo in crescendo ed emozionante.  

Roberta Schira ripercorre la sua evoluzione come autrice:  

 La formazione e i saggi: Laureata in Lettere con studi in Psicologia, ha iniziato con circa quindici saggi e dal 2016 tiene un master in critica gastronomica.  

 Il passaggio alla narrativa: L’esordio nella narrativa avviene nel 2020 con I fiori hanno sempre ragione(oltre 30.000 copie vendute grazie al passaparola), seguito da Le margherite non sanno aspettarenel 2023. Per l’autrice, la narrativa rappresenta una sfida e un viaggio introspettivo, una sorta di “seduta psicoanalitica con se stessi” per esplorare le proprie paure e sfaccettature.  

 Il filo conduttore dei tre libri: I temi ricorrenti sono le storie al femminile, il senso di fuga dalla città, la natura che salva e il concetto del tempo e dell’attesa (hic et nunc).  

 Il cambio di paradigma: Se il primo libro raccontava la rinascitapost-2020 e il secondo proponeva un percorso spirituale, questo terzo libro affronta una critica al concetto retorico di “resilienza a tutti i costi”. Il messaggio centrale è che si può stare bene e trovare la propria interezza anche senza essere perfetti o del tutto risolti. È, in sostanza, una celebrazione della bellezza dell’imperfezione.  

Il mondo delle api e l’allegoria del corpo

Un elemento centrale della narrazione è il mondo delle api, scoperto dall’autrice durante un press tour. L’alveare non viene proposto con toni catastrofisti, ma come un modello epistemologico e di conoscenza che funziona perfettamente:  

 Effetti benefici: Citando studi scientifici (tra cui quelli di Philadelphia e del Michigan), l’autrice ricorda che la vicinanza e la cura degli alveari migliorano la qualità del sonno e riducono l’ansia.  

 Il corpo come linguaggio: Nel libro, le donne – indossando le tute protettive da apicoltrice che rendono tutti uniformi – superano il giudizio estetico sul proprio corpo. Le api stesse usano il corpo per comunicare (disegnando le coordinate per le compagne attraverso la danza) e per trasformare il polline.  

 Un nuovo concetto di potere: Estragga dal libro l’appendice “Ciò che resta”, Roberta spiega come il vero potere nell’alveare non sia quello dell’ape regina che comanda, ma un potere condiviso, di cura e di nutrimento. Chiedere e saper delegare è la vera forza: come le api si agganciano l’un l’altra per costruire un favo, nessuna donna deve portare il peso da sola.  

 Lavorare per il futuro: Le api in autunno lavorano e accumulano miele non per se stesse (molte moriranno prima della primavera), ma per le generazioni future. Questo diventa un insegnamento sociologico di responsabilità e generosità verso chi verrà dopo.  

Personaggi, vissuti e la simbologia del bottone Nel dialogo emergono i dettagli dei personaggi chiave:  

 Esther: La protagonista, la cui storia personale prende spunto da un fatto reale (un’infanzia complessa, l’adozione e un rapporto profondo tra madre e figlia). Esther affronta i propri disagi accumulando ed esponendo bottoni, simbolo del bisogno di “tenersi unita” e “abbottonarsi” contro i traumi passati. Nel corso del racconto affronterà anche un incontro con un uomo manipolatore prima di trovare un nuovo equilibrio.  

 Celeste: Una figura ispirata alla celebre eponima governante di Proust. È una donna matura, studiosa di psicologia ed astrologia, che aiuta Esther a gestire la “Casa delle Donne Api” stabilendo la fondamentale regola del “nessuna domanda la prima notte, ma solo nutrimento”.  

 Lorenzo: Il compagno che saprà attendere con rispetto i tempi di Esther, corteggiandola per mesi senza forzare la relazione.  

Il menu della serata: la traduzione dei concetti in piatti

La chef Carlotta spiega come ha ideato il menu per la cena evento. Roberta Schira nota con ammirazione che la chef non si è limitata a usare il miele come semplice ingrediente, ma ha compiuto un lavoro filosofico traducendo i concetti del libro in piatti:  

1. Le Origini: Crostino di gran antichi con pane, burro e marmellata (con un tocco di sugo di pomodoro), per richiamare la semplicità dell’infanzia e il tempo che scorreva lento.  

2. L’Equilibrio: Ricciola maturata 15 giorni e marinata nel latticello, a simboleggiare il valore del tempo e dell’attesa.  

3. La Trasformazione: Un piatto in cui il tonno viene trattato come un rosbeef, spiazzando le aspettative iniziali.  

4. La Cura: Un cappelletto di pasta fresca ripieno di ricciola frollata servito in brodo di pesce, ispirato al cibo confortante che le madri e le nonne offrivano nei momenti di fragilità.  

5. L’Accettazione dell’Imperfezione: Gelato alla mandorla con caramello salato ai crostacei, un dessert apparentemente “strano” e imperfetto, ma capace di trovare un equilibrio delizioso e inaspettato.  

Riflessioni sul mercato editoriale e progetti futuri

La serata si conclude con i calorosi ringraziamenti della moderatrice e della chef, lasciando spazio all’acquisto dei libri e al momento del firmacopie.

Sollecitata dalle domande del pubblico, Roberta Schira condivide alcune considerazioni sul mondo dei libri:  

 Cinematografia e distribuzione: Il libro ha una forte impronta visiva e cinematografica (come la scena d’incontro tra la piccola Esther e il futuro padrino sulle scale a Napoli) e la sua agente americana, Vicky Satlow, ne ha curato subito la traduzione per proporlo alle piattaforme di streaming. L’autrice sottolinea quanto sia difficile per gli scrittori italiani farsi strada all’estero senza una solida distribuzione.  

 I progetti futuri: Il prossimo lavoro è previsto per il 2028. Non si tratterà di un romanzo, ma di un manuale sulla teoria e il metodo della critica gastronomica, un testo metodologico destinato a fare chiarezza su come si giudica un ristorante.  

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